News ITAIl trust: potenzialità e applicazioni

Quando un comportamento assume rilevanza sociale, il legislatore interviene a normarne gli aspetti giuridici. E’ il caso, per esempio, del dibattito in corso sulla “rete” ed in particolare sui “social”, ed è quello che è successo e continua a succedere con sempre maggior frequenza per un istituto giuridico come il Trust.

Conosciuto nell’area anglosassone sin dal Medio Evo, si è affacciato nel nostro Paese con ogni probabilità già in epoca rinascimentale e con evidenza certa a partire dalla seconda metà dell’800; introdotto formalmente in Italia dalla legge 16/10/89 n. 364, che ha ratificato la Convenzione de l’Aja del 1 luglio 1985, è stato, dapprima oggetto di normative solo a carattere fiscale e tributario (T.U.I.R) per poi trovare menzione e disciplina in molti altri settori economici e sociali tra i quali la normativa antiriciclaggio e più recentemente la legge detta sul “dopo di noi” che regolamenta, ai fini fiscali, l’impiego del trust a supporto di soggetti disabili; da ultimo la legge sulla concorrenza (124/2017) ha introdotto, per i Notai, la creazione di un conto corrente, dedicato a specifiche esigenze, che gode, ex lege, del principio della separazione patrimoniale.

Il Trust, inteso come patto o come situazione di fatto, è presente in molti aspetti della nostra vita quotidiana. Ogni  volta che ci troviamo di fronte a beni (immobili, quote societarie o altro) intestati a soggetti diversi dal reale proprietario e ogni volta che sentiamo dire che quel determinato oggetto è “intestato a tizio (moglie, marito, figli, genitori, amico, professionista) ma in realtà è mio”, siamo di fronte ad un trust di fatto; ciò che manca è la formalizzazione di tale rapporto e la conseguente trasformazione di una relazione fattuale in un rapporto giuridico, tutelato dall’ordinamento e rilevante verso i terzi.

La possibilità di rendere lecitamente insensibile una cosa dalle vicende personali, patrimoniali e successorie del suo proprietario, offre molte possibilità di impiego dello strumento, sia in ambito personale, per l’organizzazione del patrimonio familiare o per la pianificazione dei passaggi generazionali, sia in campo societario per operazioni straordinarie (acquisizioni, fusioni, scissioni, gestione crisi di impresa, Etc.), sia in campo negoziale, quale strumento di garanzia, sia infine quale elemento di supporto in tutte le attività del cd. “terzo settore”.

Lo Studio, attraverso una Divisione ad hoc, si occupa, da tempo, dell’applicazione di questo istituto nelle sue varie declinazioni, analizzando, caso per caso, le opportunità di un suo impiego, redigendone, poi, gli atti negoziali. Il documento allegato ha lo scopo di fornire, anche ai non addetti al lavoro, gli elementi essenziali per comprendere le potenzialità dello strumento.

Per maggiori informazioni sullo strumento del trust, è possibile scaricare la nostra Brochure.

di Stefano Mingardi