di Francesca Solinas

Tra le principali novità fiscali introdotte dal Decreto n. 34 del 30 aprile 2019, meglio noto come “Decreto crescita”, convertito in Legge -lo scorso 30 giugno- dalla Legge 28 giugno 2019 n. 58, vi sono le agevolazioni previste per gli atleti professionisti che decidono di trasferirsi in Italia al fine di svolgervi la propria attività sportiva.

L’art. 5, rubricato “Rientro dei cervelli” ha apportato significative modifiche al regime dei lavoratori rimpatriati, inizialmente dettato dall’art. 16 del D.lgs n.147/2015, consentendo di estendere le agevolazioni fiscali a diverse categorie di lavoratori tra cui, in specie, gli sportivi professionisti, anche stranieri.

In sintesi, la norma in commento dispone che, per tali soggetti, i redditi futuriconcorreranno alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30 per cento del loro ammontare.

Affinché possa trovare applicazione questo regime di favore, l’art. 5 impone il ricorrere di specifiche condizioni, ovvero che:

– i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento;

– si impegnino a risiedere in Italia per almeno due anni;

– l’attività lavorativa sia svolta prevalentemente nel territorio italiano.

Il rispetto di queste condizioni consente al lavoratore che rientra nel territorio dello Stato per svolgere la propria attività lavorativa di godere di una esenzione fiscale ai fini IRPEF pari al 70% dei redditi di lavoro autonomo o dipendenti, con ulteriore riduzione della suddetta percentuale al 10% per i soggetti che trasferiscono la residenza in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia.

Ne consegue, dunque, una tassazione del reddito imponibile nella sola misura del 30%. 

Un simile regime di favore è applicabile anche agli sportivi che si trasferiscono in Italia a partire dal 2020, e si presenta in particolar modo attraente per i calciatori.

Tuttavia, fermo restando le agevolazioni fiscali previste per tutte le categorie di lavoratori, nei confronti di coloro ai quali si applica la legge sul professionismo sportivo (L. 91/1981) sono state poste due limitazioni, ossia:

(i) i redditi da lavoro dipendente per i calciatori professionisti trasferiti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare;

(ii) ai calciatori non si applicano gli sconti ulteriori previsti dall’art. 5, se stabiliscono la residenza nelle regioni meridionali. 

Gli sportivi che sceglieranno di aderire al regime agevolato dovranno versare, altresì, un contributo dello 0,5% della base imponibile, denominato “contributo dello sport”, che sarà destinato al potenziamento dei settori giovanili.

Sarà un 2020 particolarmente accattivante per la FIGC?