Come reagiranno i futuri genitori più conosciuti e ‘seguiti del paese, Fedez e la Ferragni, a questa sentenza del Tribunale di Mantova? La recente decisione del Giudice di merito, Mauro Bernardi, ha infatti stabilito un precedente di importanza storica in materia di responsabilità genitoriale e tutela della privacy del minore: un padre o una madre non possono più diffondere sul web fotografie dei figli senza il consenso dell’altro genitore. Il caso nasce dal ricorso presentato al Tribunale mantovano da un padre separato che chiedeva alla ex compagna di eliminare tutte le immagini condivise su Facebook dei due figli di uno e tre anni. Il giudice ha accolto il ricorso del padre qualificando come “comportamento pregiudizievole” la pubblicazione delle foto dei minori e spiegando, in motivazione della sentenza, che  “il rischio maggiore è la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate”.

Tale condotta, oltre a porre un problema di carattere etico, dovuto in primis all’esigenza di riservatezza dei soggetti minorenni e – sotto un profilo più filosofico – all’impossibilità da parte del minore di autodeterminarsi nella scelta di apparire sul web, mira a prevenire il pericolo sempre più crescente che le immagini pubblicate possano essere manipolate per diffondere in rete materiale pedo-pornografico. E’ infatti lo stesso Garante della Privacy, Antonello Soro, a rendere noto che la pedo-pornografia in rete è cresciuta vertiginosamente negli ultimi anni e che “tra i motivi di questa crescita c’è anche l’abitudine di mamme e papà di condividere le foto dei propri bambini sui social network“.

Sulla scia di questa importanza sentenza, il Tribunale di Roma, con un ordinanza del 23 dicembre 2017, ha accolto l’istanza di un ragazzino di 16 anni che ha chiesto “tutela” contro la madre, rea di postare sul web foto e commenti su di lui. In tale occasione, il Giudice non solo ha imposto alla madre l’obbligo di rimuovere delle immagini, ma anche il pagamento di una multa fino a 10mila euro.

Casi, questi, destinati ad aumentare considerando la scarsa consapevolezza dei genitori nell’uso dei social media, nonché la crescente “moda” di postare frammenti della propria vita privata. E’ bene però ricordare ai genitori social media addicted (ovvero malati di social network) che la pubblicazione di immagini di soggetti minorenni costituisce un comportamento vietato per tre ordini di motivi: è una violazione della ‘tutela dell’immagine’ prevista dall’articolo 10 c.c., che vieta la pubblicazione di foto e immagini senza il consenso dell’avente diritto; è una violazione del Codice della privacy che tutela la riservatezza dei dati personali; e infine, è una violazione degli articoli 1 e 16, 1° comma, della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo.

di Alessia Placchi